mercoledì 9 febbraio 2011

Libro dei Salmi



Come i suoi vicini dell’Egitto, della Mesopotamia e di Canaan, Israele ha, fin dalle origini, praticato la poesia lirica sotto tutte le forme. Certi brani si trovano inseriti nei libri storici: dal cantico di Mosè (Es 15), il canto del pozzo (Nm 21,17-18), l’inno di vittoria di Debora (Gdc 5), l’elegia di Davide su Saul e Gionata (2Sam 1), ecc., fino agli elogi di Giuda e Simone Maccabea (1Mac 3,3-9 e 14,4-15), per giungere ai cantici del Nuovo Testamento: il Magnificat, il Benedictus e il Nunc dimittis. Numerosi passi dei libri profetici appartengono ai medesimi generi letterari. Esistevano antiche raccolte, di cui non restano che il nome e alcuni avanzi, come il libro delle Guerre di JHWH (Nm 21,14) e il libro del Giusto (Gs 10,13; 2 Sam 1,18). Ma il tesoro della lirica religiosa di Israele ci è conservato dal salterio.
Il salterio (dal greco psaltêrion, propriamente il nome dello strumento a corde che accompagnava i canti, i salmi) è la collezione dei centocinquanta salmi. Da 10 a 148, la numerazione della Bibbia ebraica (che è seguita qui) è maggiorata di una unità rispetto alla numerazione della BC (indicata tra parentesi); questa, con i LXX e la Volgata, riunisce 9 e 10, e 114 e 115, ma taglia in due 116 e 147.
In ebraico, il salterio si chiama Tehillim, “Inni”, ma il nome conviene esattamente solo a un certo numero di salmi. Infatti, nei titoli che precedono la maggior parte dei salmi, il nome di inno è dato solo al Salmo 145. Il titolo più frequente è mizmor, che suppone un accompagnamento musicale e che la parola “salmo” rende molto bene. Alcuni di questi “salmi” sono chiamati anche “cantici” e lo stesso termine, usato da solo, introduce ogni brano della raccolta “Cantici delle ascensioni” (120-134). Altre designazioni sono più rare e talvolta difficili da interpretare. 

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