In commemorationibus et in festis temporis natalicii (Nelle commemorazioni e nelle feste del tempo di Natale)
Kyrie eleison · Formula greca («Signore, misericordia»).
Nella liturgia puo essere a) l"inizio di una litania; b) cio che oggi resta di una preghiera litanica.
Si canta all"inizio della Messa ed e costituito da nove invocazioni che si rivolgono al Signore Gesu: tre Kyrie, tre Christe e tre Kyrie. In epoca carolingia il Kyrie della Messa subisce due notevoli modifiche: da preghiera rivolta a Cristo diviene preghiera trinitaria (Padre, Figlio, Spirito Santo) e perde il carattere di supplica per esprimere soprattutto un'acclamazione di lode.
Il Concilio Vaticano II ha sancito la possibilità di ridurre le invocazioni da nove (3+3+3) a sei (2+2+2).
Gli attuali repertori del Kyriale Romanum e del Kyriale Simplex contengono complessivamente trentasette melodie per il canto del Kyrie.
Kyriale · Raccolta con i canti dell'ordinario della Messa con musica: Kyrie, Gloria in excelsis Deo, Sanctus, Agnus Dei, Credo, cui si aggiungono le formule di congedo Ite Missa est, Benedicamus Domino e le antifone.
Nelle raccolte più antiche i canti dell'Ordo Missae sono raggruppati per categoria e le melodie sono identificabili grazie al tropo piu comune collegato con lo stesso brano. Successivamente i canti sono distribuiti in formulari veri e propri – sino al sec. XVI, ma spesso anche dopo, senza Credo – che portano tuttavia un'indicazione specifica della celebrazione: In minoribus, In Missis defunctorum, De Beata.
Ave verum corpus – spesso semplicemente citato come Ave verum - è un canto eucaristico, da eseguire durante l'elevazione: esso infatti proclama la fede dell'assemblea nella presenza del corpo di Gesù nel sacramento dell'Eucarestia.
Risale al XIV secolo ed è stato attribuito a papa Innocenzo III, Innocenzo IV e Innocenzo VI, da un manoscritto dell'Abbazia di Reichenau..
Il testo è tramandato con qualche variazione:
al v. 1 : de Maria Virgine - ex maria Virgine
al v. 3 : fluxit aqua et sanguine – unda fluxit et sanguine
al v. 4 : mortis in examine – in mortis examine
Ha ispirato numerosi musicisti: la versione più famosa è quella di W.A.Mozart.
Il Lauda Sion Salvatorem è una sequenza della tradizione cristiana cattolica.
In essa è contenuta una esaustiva catechesi eucaristica: viene espresso il dogma della transustanziazione e spiegata la presenza completa di Cristo in ogni specie.
E' attribuita a San Tommaso d'Aquino (che la compose attorno al 1264, su richiesta di Papa Urbano IV), pur con numerose contestazioni: nel XVII secolo i Gesuiti generarono in proposito un'accesa discussione coi Domenicani.
Nella liturgia costituisce una delle cinque sequenze conservatesi dopo la codificazione del Concilio di Trento.
Trattando il tema eucaristico, trova la sua collocazione naturale nella messa della solennità del Corpus Domini: può essere cantata anche in forma breve con l'esecuzione della sola parte finale Ecce panis angelorum.
Il Veni Sancte Spiritus è una delle cinque sequenze e viene cantata durante la messa di Pentecoste.
La Sequenza è un canto strofico che perlopiù si canta quale prolungamento dell'Alleluia. Nella forma classica (sec. IX-X) la sequenza prevede due strofe isolate all"inizio e alla fine, mentre all"interno le strofe sono appaiate e sono cantate con una melodia che si ripete in ogni coppia (a bb cc dd ... z).
Gli oltre cento graduali del repertorio liturgico sono per la quasi totalità in modo autentico e prevalentemente in V modo (così i tre precedenti). Un gruppo a parte sono i cosiddetti 'tipo Justus ut palmas' che sono stati classificati in II modo (plagale), ma terminano in la. Di fatto si tratta sempre di un V modo (con regolare repercussio sul do) la cui ultima nota si colloca una terza sopra la finalis (cioè la al posto di fa). Un esempio di questo gruppo è il graduale Haec dies che si canta per tutta l'ottava di Pasqua con la sola sostituzione del testo del versetto (lasciando però la musica sostanzialmente immutata). Il testo del responsum è tratto dal salmo 117:24.
Il GRADUALE è il canto che segue la prima lettura biblica della messa quale 'risposta' di adesione alla parola di Dio.
È infatti detto responsorium graduale, dove 'graduale' rimanda al luogo in cui il cantor intonava il versetto: i gradini per accedere all'ambone (il pulpito in cui si recita la lettura).
È strutturato in responsum - versetto - responsum e in genere trae il testo dal salterio.
È fra i canti più ornati e melismatici della messa (da qui il nome all'intero libro che raccoglie tutti i canti della messa). Usa un ambitus piuttosto ampio e in genere il versetto è in posizione più acuta del responsum.
Graduale della Domenica delle Palme
Baroffio giudica questo graduale «tra i capolavori del canto gregoriano per la stretta aderenza tra testo e musica, vissuta con estrema libertà benché mirata a rendere tutti i colori dei sentimenti che toccano gli estremi, dalla morte di Cristo alla sua esaltazione».
Si canta la domenica delle Palme e recita:
Christus factus est pro nobis obediens usque ad mortem, mortem autem crucis.
V: Propter quod et Deus exaltavit illum et dedit illi nomen super omne nomen.
[Christus factus est pro nobis obediens usque ad mortem, mortem autem crucis.]
Rendete grazie al Signore perché è buono,
perché il suo amore è per sempre.
Dica Israele:
“Il suo amore è per sempre”.
Dica la casa di Aronne:
“Il suo amore è per sempre”.
Dicano quelli che temono il Signore:
“Il suo amore è per sempre”.
Nel pericolo ho gridato al Signore:
mi ha risposto, il Signore, e mi ha tratto in salvo.
Il Signore è per me, non avrò timore:
che cosa potrà farmi un uomo?
Il Signore è per me, è il mio aiuto,
e io guarderò dall'alto i miei nemici.
Dal profondo a te grido, o Signore;
Signore, ascolta la mia voce.
Siano i tuoi orecchi attenti
alla voce della mia supplica.
Se consideri le colpe, Signore,
Signore, chi ti può resistere?
Ma con te è il perdono:
così avremo il tuo timore.
Io spero, Signore.
Spera l'anima mia,
attendo la sua parola.
L'anima mia è rivolta al Signore
più che le sentinelle all'aurora.
Più che le sentinelle l'aurora,
Israele attenda il Signore,
perché con il Signore è la misericordia
e grande è con lui la redenzione.
Egli redimerà Israele
da tutte le sue colpe.
Commento
La composizione di questo salmo penitenziale, detto De profundis e usatissimo come il Miserere (Ps 50), con probabilità è avvenuta durante la devastante campagna di Sennacherib (701 a.C) nella Palestina e l'assedio di Gerusalemme (2Re 18,13; 19,35; 2Cr 32,1.10 Cf. Is 30,8s; Is 36,1; 37,33-36).
Scritto da S. Tommaso d'Aquino (1225-1274) per la solennità del Corpus Domini, istituita nel 1264 in seguito agli eventi miracolosi di Bolsena, è considerato il più bello fra gli inni dell'Aquinate ed uno dei sette grandi inni della Chiesa.
Oltre alla solennità del Corpus Domini, questo inno viene cantato durante la liturgia del giovedì Santo.
Il testo si rifà al precedente omonimo "Pange Lingua" composto circa sette secoli prima da Venanzio Fortunato.
Si ritiene che il ritmo del Pange Lingua derivi da una marcia delle legioni di Cesare: "Ecce, Caesar nunc triumphat qui subegit Gallias."
E' la sequenza che va cantata nella Messa del giorno di Pasqua e facoltativamente durante l'ottava. Rappresenta il dialogo fra gli Apostoli e Maria Maddalena testimone del sepolcro vuoto.
Inno che viene cantato durante la Messa vespertina del Giovedì Santo, Missa in Cena Domini, nella liturgia eucaristica.
Il graduale Romano (pag. 168-169) lo attribuisce ad "Auctor ignotus in Italia, saec. IX-X ?)"; altrove viene indicato Paolino di Aquileja – IX sec.
Si trova anche nel Liber Cantualis alle pagg. 108-109.
Testo: Ubi cáritas est vera, Deus ibi est
Congregávit nos in unum Christi amor
Exsultémus et in ipso iucundémur
Timeámus et amémus Deum vivum
Et ex corde diligámus nos sincéro
Ubi cáritas est vera, Deus ibi est
Simul ergo cum in unum congregámur
Ne nos mente dividámur, caveámus
Cessent iúrgia maligna, cessent lites
Et in médio nostri sit Christus Deus
Ubi cáritas est vera, Deus ibi est
Simul quoque cum beátis videámus
Gloriánter vultum tuum, Christe Deus
Gáudium, quod est imménsum, atque probum
Saécula per infinita saeculórum.
Per informazioni sulla Liturgia del Giovedì Santo : maranatha